Bonifici ai figli: metti questa causale o rischi una sanzione dall’Agenzia delle Entrate

Ogni anno, migliaia di genitori si trovano a dover gestire il trasferimento di denaro ai propri figli, ma in pochi sono a conoscenza delle implicazioni fiscali che questo comporta. Secondo le normative attuali, utilizzare la causale corretta per i bonifici può fare la differenza tra una semplice transazione e una potenziale sanzione.
Quali sono le causali corrette per i bonifici ai figli?
Quando effettui trasferimenti monetari a favore dei tuoi figli, la scelta della causale è il primo passo per garantire sicurezza e trasparenza. Le causali più consigliate dagli esperti e suggerite anche dalla giurisprudenza sono “regalo”, “sostegno familiare” e “liberalità”. Queste formule contribuiscono a chiarire la natura del trasferimento, evitando che l’operazione venga interpretata come un reddito occulto o un pagamento di prestazioni non dichiarate.
Per esempio, se vuoi aiutare tuo figlio nelle spese universitarie o a pagare l’affitto, puoi indicare nella causale: “Sostegno familiare per spese universitarie” oppure “Regalo per pagamento affitto”. Questo dettaglio è fondamentale: una descrizione generica o assente può sollevare sospetti in caso di controlli, anche se si tratta di bonifici tra familiari.
La pagina Wikipedia sul bonifico bancario spiega come la causale serva a tracciare e giustificare i movimenti di denaro.
Quali sanzioni si rischiano per un errore nella causale?
Un errore nella causale bonifico può avere conseguenze spiacevoli. Se l’Agenzia delle Entrate dovesse ritenere che il trasferimento di denaro nasconda un reddito non dichiarato, potrebbe applicare accertamenti fiscali e sanzioni pecuniarie. La normativa prevede che, in caso di mancata giustificazione di somme accreditate sul conto di un familiare, scatti un procedimento di accertamento bancario ai sensi dell’art. 32 del TUIR.
Secondo la Cassazione (sentenza n. 16850 del 19 giugno 2024), se il contribuente non fornisce adeguate spiegazioni sulle somme ricevute, l’Agenzia può procedere con accertamento e, se dovuto, sanzioni che possono essere anche molto gravose. Le sanzioni variano in base alla natura del presunto illecito: si va da una semplice richiesta di chiarimenti fino a multe proporzionali all’importo non dichiarato, oltre al recupero delle imposte evase.
La recente sentenza della Corte di Giustizia Tributaria della Puglia (n. 4378 del 31 dicembre 2024) ha comunque chiarito che i bonifici tra familiari non hanno automatica rilevanza reddituale, a meno che non ci sia prova di un collegamento ad attività imponibili. Ma la responsabilità di dimostrare la natura del trasferimento rimane comunque a carico del contribuente.
Come funzionano i controlli dell’Agenzia delle Entrate sui bonifici?
I controlli dell’Agenzia delle Entrate sui bonifici ai figli si basano sull’incrocio dei dati bancari con le dichiarazioni dei redditi. Le banche sono tenute a segnalare i movimenti sospetti o di importo rilevante. Se un trasferimento monetario non risulta coerente con la situazione dichiarata, può scattare un accertamento.
L’Agenzia può richiedere chiarimenti sia al genitore che al figlio destinatario del bonifico, domandando di giustificare la provenienza e la destinazione delle somme. In assenza di adeguate motivazioni, il rischio è che le somme vengano considerate come redditi non dichiarati o donazioni non regolarmente denunciate.
In caso di contestazioni, è utile poter esibire documentazione che dimostri la natura del trasferimento: ad esempio, accordi scritti, ricevute di spese sostenute, o qualsiasi elemento che confermi che si tratta di donazioni familiari e non di pagamenti per prestazioni lavorative o attività economiche.
Bonifici ai figli: cosa dice la normativa fiscale?
La normativa fiscale sui bonifici tra familiari distingue tra donazioni e semplici trasferimenti di denaro con finalità di sostegno. Per le donazioni tra genitori e figli, la legge prevede una franchigia di 1.000.000 di euro: fino a questa soglia, le somme trasferite sono esenti da imposta di donazione. Oltre tale cifra, si applica un’aliquota del 4% sulla parte eccedente.
Quando il trasferimento monetario non supera la franchigia e avviene per finalità di sostegno, come aiuto nelle spese quotidiane, non si configura come donazione tassabile. Tuttavia, per evitare dubbi o contestazioni, è sempre consigliato specificare la causale bonifico in modo chiaro.
Inoltre, la normativa fiscale bonifici impone che le donazioni di importo rilevante – tipicamente, quelle che superano la semplice liberalità – debbano essere formalizzate tramite atto pubblico o scrittura privata autenticata, soprattutto se riguardano beni immobili o somme molto elevate. Per i piccoli trasferimenti, una corretta descrizione nella causale è di solito sufficiente.
Se vuoi approfondire la disciplina delle donazioni, puoi consultare la pagina Wikipedia sulla donazione nell’ordinamento italiano.
Quali sono gli errori più comuni nei bonifici tra familiari?
Molti commettono errori banali nella compilazione della causale del pagamento a figli. Tra gli sbagli più frequenti ci sono:
- Lasciare la causale vuota o troppo generica (“bonifico” o “pagamento” senza altri dettagli).
- Utilizzare causali che possono far pensare a una prestazione lavorativa (“compenso”, “lavoro”, “rimborso spese”), rischiando di far scattare controlli fiscali.
- Superare la franchigia prevista per le donazioni senza le dovute formalità, oppure frazionare importi consistenti per aggirare i controlli (pratica che può essere comunque rilevata dall’Agenzia delle Entrate).
- Non conservare documentazione di supporto che possa dimostrare la natura familiare del trasferimento in caso di richiesta di chiarimenti.
Un altro errore comune nei bonifici tra familiari è pensare che la relazione di parentela sia sufficiente a evitare problemi con il Fisco. In realtà, la trasparenza nella causale e la coerenza con le proprie dichiarazioni fiscali sono indispensabili per non incorrere in spiacevoli sorprese.
Cosa fare per evitare sanzioni?
Per tutelarti da possibili contestazioni e dalla sanzione dell’Agenzia delle Entrate, segui alcuni accorgimenti pratici:
- Indica sempre una causale dettagliata e veritiera, come “liberalità tra genitore e figlio”, “regalo compleanno”, “sostegno spese universitarie”.
- Evita causali ambigue che possano essere interpretate come compensi o pagamenti per servizi.
- Conserva eventuali scambi di messaggi, ricevute e documenti che possano supportare la natura del trasferimento monetario.
- Se l’importo supera la franchigia di 1.000.000 euro, valuta la stipula di un atto notarile e la dichiarazione della donazione.
Conclusioni
Effettuare bonifici ai figli è una pratica diffusa ma non esente da rischi fiscali. La causale bonifico è lo strumento principale per tutelare sia chi trasferisce sia chi riceve. Un errore può comportare accertamenti e sanzioni da parte dell’Agenzia delle Entrate, soprattutto in assenza di una chiara giustificazione.
Ti conviene sempre prestare attenzione alle regole e alla normativa fiscale bonifici: la trasparenza e la correttezza formale sono la miglior difesa contro possibili contestazioni. In caso di dubbi o trasferimenti di importo rilevante, consulta un professionista per evitare errori che potrebbero costare caro.
Serena Caputo
Consulente del Lavoro, Esperta in Previdenza Sociale
Consulente del Lavoro iscritta all'Ordine Provinciale di Bologna dal 2011. Specializzata in diritto previdenziale, gestione delle pensioni e ammortizzatori sociali. Assiste lavoratori dipendenti, autonomi e pensionati nella comprensione dei propri diritti contributivi. Collabora con patronati e CAF per attività di formazione e divulgazione sulle novità normative.


